PARCO AUTO RINNOVATO? SE NE PARLA… TRA 26 ANNI

Il parco auto italiano è notoriamente antiquato e il processo di rinnovamento procede a passo di lumaca. Il nostro Paese, quando si tratta di transizione ecologica, si trova in fondo alla classifica europea. Andrea Cardinali dell’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) ha lanciato un allarme durante un’audizione al Senato sull’industria automobilistica italiana, affermando che il parco circolante in Italia è uno dei più vecchi d’Europa. Quasi un quarto dei veicoli in circolazione è antecedente alla normativa Euro 4, con un’età media di 12,5 anni. Considerando le attuali dimensioni del mercato, intorno a 1,6 milioni di unità, ci vorrebbero 26 anni per sostituirli. È un problema molto serio, sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza. Questa situazione mette in evidenza la necessità di interventi urgenti e strategie efficaci per accelerare il processo di rinnovamento del parco auto nazionale, affrontando con determinazione le sfide ambientali e di sicurezza che ne derivano. L’attuale lentezza nel rinnovamento del parco veicolare richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni, dell’industria automobilistica e dei cittadini per promuovere l’adozione di veicoli più efficienti e a basse emissioni, contribuendo così a migliorare la qualità dell’aria e la sicurezza sulle strade italiane.

DALLA CRISI DEL 2008, L’ETA’ MEDIA DELLE AUTO SI e’ ALZATA DI 4 ANNI

Secondo quanto riportato dall’associazione dei costruttori esteri, il parco circolante ha un’età media di 11 anni in Francia, 10,1 anni in Germania e 8,6 anni nel Regno Unito. Questi dati, forniti da Andrea Cardinale dell’Unrae, evidenziano una situazione non solo di mera cronologia, ma di impatto socioeconomico significativo. Cardinale ha approfondito questa tendenza, spiegando che essa non è stabile, bensì è frutto di una graduale evoluzione iniziata dopo la crisi finanziaria del 2008. In effetti, partendo da un’età media di 7,9 anni nel 2009, il parco circolante è cresciuto fino a raggiungere i 12,5 anni nell’arco di 14 anni. Tale aumento non è uniforme su tutti i fronti, poiché altre categorie veicolari presentano una situazione ancor più critica. I veicoli commerciali leggeri, ad esempio, denunciano un’età media di 18 anni, seguiti dai veicoli industriali con 14,5 anni e dagli autobus con 11,6 anni. Nonostante questi veicoli possano non emettere gas nocivi direttamente, il loro impatto sulla sicurezza stradale è innegabile. Questa problematica assume contorni ancora più rilevanti se consideriamo il contesto italiano, dove il parco circolante appare non solo obsoleto, ma anche poco sicuro e inquinante, come sottolineato da Cardinale. Pertanto, emerge la necessità di interventi mirati per rinnovare e migliorare il parco veicolare nazionale, non solo per ridurre l’inquinamento atmosferico, ma anche per garantire un’adeguata sicurezza stradale per tutti gli utenti della strada.

NUOVE STRATEGIE CERCASI: L’AMBIENTE… NON ASPETTA

I livelli di immatricolazioni dell’Italia nel settore automobilistico sono molto distanti dai livelli del passato. Attualmente, 1,6 milioni (1.566.448 auto nuove immatricolate: indietro di oltre 350.000 vetture rispetto al 2019), mentre la Germania arriva a 2.844.609, e la Spagna si attesta sul milione, ma in crescita del 16,7% rispetto ai 12 mesi precedenti. Partendo dall’osservazione che una parte cospicua di ciò che si produce in Italia (Secondo ANFIA, la produzione domestica di vetture ha totalizzato 541.000 unità nel 2023, marcando un aumento del 14,5% rispetto al 2022) non viene immatricolata nel paese, Andrea Cardinali invoca nuove strategie che potrebbero essere adottate per sfruttare appieno il mercato interno. Magari, orientandolo verso una transizione ecologica verso l’elettrico: il responsabile dell’Unrae ha evidenziato infatti che, mentre i paesi leader nella transizione energetica hanno raggiunto una penetrazione dell’elettrico pari al 40,4% nel 2023, l’Italia si è fermata al 4,2% l’anno scorso. Non solo si auspicano incentivi adeguati: parallelamente, sarebbe importante investire nella creazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici su larga scala, per rendere più conveniente e accessibile l’utilizzo di auto a zero emissioni. Inoltre, campagne di sensibilizzazione pubblica potrebbero contribuire a promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza della transizione verso una mobilità più sostenibile.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *